#2 secondo incontro del workshop di Marketing & Management 3
Nel precedente incontro si era parlato
di Emomtional Selling Proposition, dell'importanza dell'emozione nel
branding dei prodotti e dell'emotional price.
Si evince quindi che la forte costante
che emerge in ogni aspetto del Mind Marketing sia proprio
l'emotività. Essa infatti è una componente molto forte e
discriminante che costituisce tra il 70-90% delle motivazioni che
portano il consumatore ad acquistare o meno un prodotto.
Perchè le persone sono dispose a
comprare un oggetto che, a parità di caratteristiche, costa più
degli altri? La risposta risie deproprio nella capacità del brand di
coinvolgere emotivamente il consumatore.
Il concetto di convenienza, e il
conseguente acquisto del prodotto, si compone di
- percezione del valore
- prezzo
- intention to buy
l' intention to buy non è altro che
l'intenzione all'acquisto che può rivelarsi positiva o negativa;
essa la si ricava sottraendo il prezzo reale a quello emozionale.
Intention to buy= prezzo emozionale –
prezzo reale [il risultato di questa sottrazione è sempre il 33%,
che può variare a favore del prezzo o del valore].
Quando si verifica una relazione
positiva, quindi il valore emozionale ha più peso del 33% rispetto
il prezzo, si avrà quindi una POSITIVE INTENTION TO BUY; se invece
la relazione sarà negativa, dove il prezzo reale ha un peso del 33%
maggiore rispetto al valore emotivo, si otterrà una NEGATIVE
INTENTION TO BUY.
In concreto, prendiamo ad esempio il
caso dell'acuisto di un nuovo computer: un mac 13" di base
verrebbe circa 800 euro, quindi 1300 [prezzo emozionale] – 800
[prezzo reale] = 500 [Premium price – ovvero il surplus che sono
disposto a pagare per avere quell' item]. Nella mente del consumatore
prende forma il bilancio mentale: prezzo – valore > quando il
prezzo reale pesa di più dell'emotional price scatta l'idea di
"convenienza" e si tenderà ad optare per un oggetto meno
caro, si parla quindi di negative intention to buy. Nel momento in
cui scatta l'emotional price invece, il piatto della bilancia emotiva
diventa pi+ pesante, si entra nell'area del positive intention to buy
e si scende al compromesso di pagare di più per ottenere quel
prodotto.
In base alle nozioni appena affrontate
e alle ricerche svolte durante gli anni si può affermare che
l'emotivita pesa di circa il 70-90% sulle decisioni, e che
statisticamente le reazioni emotive ricorrenti sono fortemente
prevedibili e accomunate in larga scala. L'inconscio umano,
fortemente studiato dalla psicolinguistica, si identifica in un "mind
software" molto vasto che, una volta compreso, può essere
stimolato per ottenere stimoli mirati all'acquisto.
A questo proposito sono stati condotti
degli studi sul feedback emotivo che un gruppo di persone riceveano
dell'ascolto delle vocali. I soggetti dovevano indicare quale vocali
ricreasse in loro per la maggiore un senso di calore, luce, profumo,
puzza... I risultati hanno rivelato che ad ogni vocale corrisponda
effettivamente una sensazione simile tendenzialmente percepita dai
soggetti. Ciò ha permesso di comprendere che le "frequenze
percepite collettivamente" convergano verso un item
comunicazionale piuttosto che su un altro. Ciò significa che vi sarà
una presenza collettiva più significativa se la comunicazione è di
fatto psicolinguisticamente corretta, e che di conseguenza anche il
ricordo della comunicazione durerà di più nel tempo.
Emotional research, due casi: Burghy vs
Slowfood.
Burghy: catena italiana che prende
parte della categoria Fast Food. Prima di essere acquistata da
MCDonald's, promuoveva lo stile che la stessa catena americana
tutt'ora sta divlgando: velocità, freschezza e giovinezza. Prodotti
buoni a poco prezzo, e in breve tempo. Essa inoltre aveva una
mascotte chiamata Willy Denty , un personaggio in stile cartoon
creato per trasmettere un aria giocosa per attirare i piccini.
Slow Food: Buono, pulito e giusto.
Promuove l'utilizzo di prodotti culinari di origine "lenta",
ovvero più sani. Rievocano i campi, il sole sul grano e il benessere
della persona.
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